Tatt-u

– No tesoro io non ho tatuaggi.
Sì, lo so che ne hai almeno tre, che devono essere dispari e dopo il primo…
– Giovanotto rimettiti quella maglietta subito!
Sì, lo so che hai un “timbro” nuovo, l’ho dedotto dal cellophane che faceva capolino dal colletto di quello che ritieni il più sacrificabile dei capi che indossi.
Non ho pensato nemmeno per un secondo che fosse l’ennesima rappresentazione dell’esigenza di preservarvi dei vostri genitori.
Perché questo fanno, vi preservano e non vi proteggono.
Vi avvolgono in condom emotivi, vi tengono lontano dalla sconfitta e dalla colpa, ma non dal peccato.
Vi sottraggono al rifiuto, anche ai loro stessi no.
Non vi proteggono, non vi guardano le spalle, vi tengono semplicemente lontani dal conflitto.
Non hanno quindi bisogno di consolarvi, spiegarvi, medicare ferite più o meno superficiali.
Forse è per questo che pagate (o pagano) per i vostri segni, fissandoli su una pelle che sperate più lungeva della memoria. Alcune persone non necessitano di tatuaggi, i segni li accumulano con l’esperienza. Talvolta sotto forma di ferite, che in alcuni casi sono diventate cicatrici e in altri ancora no.

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