Ode alla chiacchiera da bar

Io sono un estimatore della chiacchiera da bar. Penso che due parole davanti a una tazzina di caffè possano salvare una vita.

Io ne ho salvate un sacco: ho sempre saputo ascoltare e ascoltare è una grande virtù. Inoltre le persone hanno sempre avuto l’istinto di raccontarmi tutto. Proprio tutto. Amici o conoscenti o sconosciuti, indifferentemente. Consapevoli del fatto che avrei potuto usare le loro storie nella scrittura? Chi lo sa.

Io, invece, le mie cose personali non ho mai saputo raccontarle agli altri. Non facilmente, almeno. Sono questioni che ho cercato di risolvere tra me e me. E non penso di aver fatto proprio bene. Probabilmente è uno dei motivi per cui mi sono messo a scrivere.

Il confronto mi piace, lo trovo stimolante in particolar modo quando cerco un’ispirazione. L’altra mattina mi sono trovato, all’improvviso, davanti alla necessità di aggiungere una valanga di battute a un testo che avevo già chiuso. Quasi ottomila battute in un tempo risicatissimo. Illuminante è stata la chiacchierata al bar con un collega in un’ora libera. Le idee sono venute, la voglia che era andata è tornata, il mio divertimento di scrivere in una lotta contro il tempo mi ha portato la giusta adrenalina.

Ho pure partorito un’immagine per me bellissima definendo un famoso episodio mitologico (di cui non posso ancora parlare del tutto) “un’arma di distruzione di massa”.

Una parte del merito va anche alla caffeina che qui mi sento di ringraziare pubblicamente per il fatto di esistere.

caffè

 

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