Idee poche, e confuse

Di fronte a domande spiazzanti o a esternazioni squinternate sono pronto alla battuta. Specialmente nel dialogo con gli adolescenti. E’ l’unica, secondo me. Una bonaria presa in giro a loro e una buona dose di autoironia per il mio personaggio.

Insegnare è come andare sul palco e prodursi in una performance. La tua parte la conosci, l’hai studiata, ma poi ci sono ogni giorno mille variabili che trasformano la tua interpretazione da insegnante in una intensa improvvisazione.

– Prof, ha un naso perfetto: è rifatto?

– Vado a Parigi e ho un biglietto in più. Prof, viene con me?

Domande di questo genere mi vengono rivolte quotidianamente. D’altra parte la scuola è davvero un grande, piccolo spettacolo. Il prof può diventare un divo da seguire. Ci sono i follower, perché su Instagram gli allievi ti seguono. Anni fa avevo degli scrupoli a iscrivermi su Facebook: e se gli adolescenti mi chiedono l’amicizia? Io non l’avrei data almeno per la durata del nostro rapporto scolastico. Oggi il problema non c’è più: i giovanissimi non usano Facebook ma Instagram e lì non c’è bisogno di chiedere ed essere accettati, lì si segue e basta.

Essi hanno idee poche, e confuse. Ma sui social sanno tutto, è il loro mondo.

Insomma l’insegnante ha un ruolo davvero molto complesso oggi. Delicato, sfaccettato, ma anche divertente, lo ammetto. La noia non sappiamo dove sta di casa: di sicuro non alberga a scuola.

scuola

 

 

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