I topi e i loro padroni

Ieri, al consueto orario dell’aperitivo alle 19, ho condotto una nuova serata del reading La testa per intrigo. Questa volta, vista l’emergenza creata dalla pandemia di Coronavirus, l’appuntamento è andato in onda in diretta su Facebook con un video in streaming. Hanno preso parte, attraverso contributi video, alcuni amici fedelissimi della rassegna: Alessia Giani, Terry Passanisi, Sara Alzetta, Carlo Fritsch, Costanza Grassi, Pierpaolo De Flego, Margherita De Michiel e Francesco Facca.

Questa nuova versione del reading ha assunto il sottotitolo di “Resistenza creativa”. Il tema era la psicosi e per l’occasione io ho letto un mio breve racconto che ho scritto ieri. Lo pubblico qui.

I TOPI E I LORO PADRONI

di Corrado Premuda

“Qui non ce ne sono più.”

“Siamo sicuri? Nessun segno di vita? Allora possiamo andare in cucina e raccogliere tutto il cibo che troviamo. Ce ne sarà un sacco, vedrai: le scorte, non facevano che parlare di scorte.”

“Magari è stato proprio questo accumulo a sterminarli.”

“Chi può dirlo? Gli uomini erano bravi a inventare trappole e soluzioni ma in fondo non ci hanno mai capito molto della natura: scambiavano i normali eventi per minacce e non riconoscevano i veri pericoli. Niente istinto e tanto panico.”

Il sorcio arricciò i baffi dopo la sua sentenza e la pantegana annuì. Quindi dalla finestra socchiusa entrambi si infilarono nella casa e cominciarono a raccogliere tutto ciò che di commestibile trovavano.

“Io non l’ho mica capito perché è successo. Loro si sono estinti e noi no”, la pantegana farfugliava tra sé mentre riempiva il sacco.

“Fai un confronto, roditrice!”, il ratto aveva sviluppato una capacità analitica sorprendente. “Gli uomini si sollazzavano con bibite colorate dagli effetti inebrianti e scadenti patatine confezionate mentre noi abbiamo imparato a rosicchiare fino in fondo le croste di formaggio. Noi siamo pronti da sempre alla sopravvivenza, loro no.”

Industriosi e coesi, solidali, indistruttibili e tenaci, i topi erano organizzati in una società invidiabile. La loro resistenza a epidemie, carestia e cataclismi era consolidata. Avevano uno spiccato senso della comunità che permetteva loro di vivere e prosperare al caldo e al freddo, nell’umido di una fogna e al buio del sottosuolo, sfamandosi di qualunque cosa senza fare complimenti. Niente intolleranze alimentari, niente mode o diete. Comunicavano tra loro come nessun altro essere vivente, erano connessi senza usare la rete, riuscivano a riprodursi a una velocità sbalorditiva a qualunque età e poi potevano sopportare addirittura le radiazioni nucleari.

Bere acqua inquinata? Per i topi era una variante dell’aperitivo. Subire uno shock elettrico? A loro faceva l’effetto di una permanente grossolana. Infilarsi in un buco grande come una monetina? Non avevano frequentato corsi al circo ma la loro struttura scheletrica permetteva trasformazioni impossibili a tutti gli altri.

Erano grandi lavoratori, i topi, degli esecutori perfetti. E questo lo sapevano tutti. Tutti.

“Quindi noi potremmo governare il mondo?”, arrischiò timidamente la pantegana.

“Oh ma certo, si capisce. Noi siamo destinati a…”, i baffi del ratto tremarono all’improvviso e il suo corpo si irrigidì. Qualcosa adesso immobilizzava la sua coda sottile e la bestiola non poteva più muoversi.

Dei baffi più lunghi, qualche centimetro sopra la testa del roditore, fesero l’aria come un colpo di vento. Le orecchie dei due sorci rimasero tese mentre i loro occhietti iniettati di sangue si rivolgevano lentamente verso l’alto.

Lassù due occhi verde smeraldo brillavano in mezzo a un prateria di pelo nero. Una voce aristocratica e autorevole miagolò: “Meno chiacchiere e più impegno, anime belle.”

I sottoposti abbassarono ossequiosi la testa e si rimisero al lavoro ubbidienti.

Il gatto si staracchiò serafico vicino alla poltrona che un tempo era stata del suo padrone. Poi ci si acciambellò in attesa che gli altri finissero. Che odore aveva quell’uomo che gli serviva da mangiare tre volte al giorno? Non se lo ricordava più.

Nelle altre case, nelle altre cucine scene simili a questa si ripetevano con piccole varianti.

I topi gestivano una società vincente. E i gatti controllavano i topi e il mondo.

ratti-e-topi-differenze

Un commento

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...