Trieste vista con gli occhi di Premuda

Sul quotidiano Il Gazzettino oggi è uscita una recensione del mio ultimo libro, la Guidina di Trieste. A firmare l’articolo Mary Barbara Tolusso che spende parole davvero molto lusinghiere per il testo e per la visione che ho cercato di offrire della mia città.

Condivido con piacere il pezzo.

TRIESTE VISTA CON GLI OCCHI DI PREMUDA

Mary B. Tolusso

Il Gazzettino, 7 maggio 2020

Una città nasconde un mondo, è fatta di strade e palazzi e ogni architettura trattiene un pezzo di storia. Tanto più in una città come Trieste, variegata non solo nel paesaggio naturale, ma anche in quello architettonico, religioso e linguistico. Ecco perché raccontare Trieste tramite una guida turistica potrebbe essere complicato, di difficile sintesi, soprattutto se il lettore ideale è un bambino. Corrado Premuda supera ogni scoglio con Trieste, nella collana delle Guidine edita da EL (80 pagine, 10 euro). EL si è sempre evidenziata come una delle migliori case editrici per l’infanzia, perché non è facile raccontare storie ai bambini e molto spesso ciò accade senza tenere conto di uno sviluppo critico ed estetico del piccolo lettore. Dei suoi gusti e delle sue aspettative. Ecco perché la guidina di Premuda, grazie anche al percorso illustrativo di Sara Menetti, ci fa entrare rapidamente nel territorio, senza pedanterie formali, anzi l’incipit detta il via a una metafora azzeccata: «Trieste dà le veritigini!» perché è vero, questa città è un saliscendi di rocce, vento e memoria.
Quasi senza accorgersi siamo dentro la storia del capoluogo giuliano ma appunto, senza noiose pignolerie, in un balzo fluiamo dagli Argonauti alla Guerra Fredda, con un capitolo a parte per l’arciduca Massimiliano e il suo celebre bianco castello. Nulla viene dimenticato, l’autore sottolinea ciò che caratterizza la città, in modo preciso ma creativo. Ogni particolare è un piccolo accesso ai fatti, come per esempio i mascheroni in pietra che compaiono sopra ad alcune vecchie dimore. Non sono altro che i panduri, un reparto speciale della fanteria asburgica, molto apprezzati per la loro spietatezza. C’è il folclore delle abitudini, sempre legato a una precisa mania urbana, come i mille modi che distinguono Trieste dal resto d’Italia nel chiedere un caffè al bar. C’è la scienza di Margherita Hack, amante delle stelle e dei gatti. Musei, chiese, monumenti, ma anche luoghi di ritualità popolare, fantasmi e fiumi sotterranei. E poi, naturalmente, tanta letteratura, mai rappresentata in modo scontato. Certo non si può ignorare Saba e Svevo, ma di Joyce e della sua storia in città, per esempio, viene ricordata un’opera non così diffusa, ovvero James, le poesie scritte dal grande irlandese e ispirate proprio dalle vie triestine. Poesie che, rispondendo al genio dell’artista, erano già cent’anni avanti.

copertina e quarta TRIESTE

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