Piceti

L’infanzia è l’unica età dell’uomo, dice qualcuno.

E’ Natale. La mia automobile telecomandata è bellissima. E’ talmente bella che l’ho appena scartata e già non la trovo più. E’ sparita dalla zona regali, non è più sotto l’albero. Nell’euforia dei pacchetti l’ho persa di vista ma ora voglio sapere dov’è. La porta della cucina è chiusa: strano, tutti sono in salotto a parlare e a mangiare. Alzandomi sulla punta dei piedi mi appendo alla maniglia e di là, al posto di tavolo e sedie, trovo una pista da rally con mio zio e il suo amico che giocano scatenati con la macchina da corsa.

Alla fiera di San Nicolò, nella calca che procede tra le bancarelle in tutte le direzioni, perdo la mano di mio zio e per errore afferro quella di una donna: quando ce ne accorgiamo, io arrossisco, lei e lui sorridono e poi ridono.

Le settimane bianche sulla neve, la pasta con l’astice a Grado, per la cresima un fermasoldi d’argento simile al suo che mi è sempre piaciuto, Loredana Bertè che canta a Lignano. Poi crescendo i vestiti più belli che passano a me, l’appartamento messo a disposizione per le feste (con buona pace dei vicini), l’impianto stereo ricevuto in regalo per la laurea e che funziona ancora da più di vent’anni.

“Dai un bacio allo zio!” L’insistenza della suora non la capisco: la barba dà fastidio alle mie labbra di bambino ed eseguo riluttante l’invito. Ma adesso, in questo maggio, mi è chiaro. La suora non fa eccezione: di lui in fondo siamo tutti innamorati.

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