Francesco Saba Sardi

Un intellettuale fuori dagli schemi, coltissimo e originale, uomo dai mille saperi e dalle passioni più diverse, viaggiatore vero e poliglotta, sufficientemente misterioso e in anticipo sui tempi. Mi sono appassionato a Francesco Saba Sardi, autore e traduttore vulcanico, e condivido l’articolo che ho scritto per il quotidiano Il Piccolo. Guardate cosa diceva vent’anni fa su pandemie e medicina…

Corrado Premuda

FRANCESCO SABA SARDI, IL POLIGLOTTA INTELLETTUALE ITINERANTE CHE SCOPRIVA POPOLI AI CONFINI DEL MONDO

Il Piccolo Libri, Il Piccolo, 19 marzo 2022

“La nave dei folli” di Sebastian Brant è un testo affascinante quanto complesso. Datato 1494, questo poema in rime baciate vede l’umanista e poeta tedesco allestire con talento una satira violenta contro i vizi umani con la sorprendente proposta di sconfiggere i mali attraverso la risata. Il libro è scritto in dialetto alsaziano, un linguaggio antico, intercalato da proverbi e infarcito di citazioni e riferimenti di ogni tipo: chiaramente tradurlo in italiano è un’impresa non da poco. Ci era riuscito, con risultati brillanti, Francesco Saba Sardi, scrittore, saggista e traduttore triestino di cui ricorre il centenario della nascita. La sua edizione commentata dell’opera di Brant rappresenta solo una delle imprese di traduzione di questo straordinario poliglotta che conosceva sette lingue e che nel suo lavoro era notevolmente aiutato dai lunghi viaggi che lo avevano portato in ogni angolo del mondo. Ma non meno feconda è stata la sua produzione nelle vesti di saggista e narratore, di autore di libri per l’infanzia e di curatore di volumi per i maggiori editori italiani, da Mondadori a Feltrinelli, da Rizzoli a Fabbri e Bompiani.

Saba Sardi viveva a Milano ed era un intellettuale sui generis, diverso dagli altri, un libero pensatore dalla cultura vastissima, profondo conoscitore di molte civiltà diverse e addirittura scopritore di alcune popolazioni che vivevano in regioni remote e di cui nessuno aveva sentito parlare prima. Chiara Mattioni lo conosce alla fine degli anni Novanta a Milano e ne conserva un ricordo vivissimo. “Saba Sardi era già anziano all’epoca”, dice Mattioni, “e costretto su una sedia a rotelle. Esito, mi ha raccontato poi, di un incidente in jeep mentre si recava a visitare una tribù di Pigmei. Ma con un carisma, un entusiasmo, una cultura, una conoscenza delle civiltà civilizzate e non, una generosità nel tramandare ai giovani, da lasciare a bocca aperta”. Un uomo travolgente, che si definiva “anti normalinico”, cioè profondamente contrario alle norme imposte dalla società che mirano all’esercizio del potere. Continua Chiara Mattioni: “Lo ascoltavo sgranando gli occhi e forse per questo mi ha preso in simpatia. Mi ha invitato più volte a casa sua, nel centro di Milano, una casa antica e immersa nella penombra, e lì ho passato interi pomeriggi ad ascoltare i suoi racconti di viaggio, abilissimo affabulatore, complice la giovane e bionda moglie che scivolava in silenzio da una stanza all’altra come una vestale, attenta ad ogni suo bisogno”.

Saba Sardi è un intellettuale originalissimo e onnivoro: oltre ad aver tradotto, tra gli altri, Goethe, Yourcenar, Mann, Hugo, Cervantes, Tolkien e Melville, coltiva interessi molto diversi che vanno dall’arte all’erotismo. Scrive di Tiepolo, di Artemisia Gentileschi e insieme a Gillo Dorfles cura per Skira un volume sulla Collezione Calderara affrontando la pittura dell’enigmatico Antonio Calderara. Si dedica alla medicina alternativa, alle religioni, compila guide sull’Africa, l’India e il Messino per Touring Club Italiano, cura la collana “I classici dell’erotismo” per Sonzogno e pubblica saggi diversissimi, da “Sessuofobia” a “Che cos’è il Buddismo?”, da “Sesso e mito” a “Prolegomeni alla macchina” fino a “Il Natale ha 5000 anni”. Interessato al folklore e alle tradizioni popolari, dà vita a un’opera poderosa per Mondadori, “Il grande libro delle religioni: dalle radici del mito all’albero della fede”, che ha visto la traduzione in cinque lingue.

Il suo sapere e tutte le competenze conquistate sul campo lo portano a formulare anche teorie che proposte da altri potrebbero risultare deliranti. Lavora, ad esempio, a un saggio dall’emblematico titolo “Contro la medicina” in cui elogia la cura esprimendo invece il suo totale disappunto verso la medicina che monopolizza la cura. Interessante l’assunto da cui parte l’autore: “La medicina, ovunque abbia corso, è diretta erede delle teologie. Laddove si sia laicizzata, cosa che è avvenuta in Occidente non più di tre secoli fa, è accaduto semplicemente che sia stato decapitato theos ma sia rimasto intatto il tronco della logia, colonna portante di ogni discorso sul divino”. Saba Sardi sostiene che la medicina trova fondamento nella norma che è sempre arbitraria e variabile e cerca di fissare i limiti del proibito e dell’anormale, limiti che però sono mutevoli. Di sorprendente attualità le sue riflessioni riguardo a malattie, morbi e pandemie: quella che chiama “la medicalizzazione universale” sarebbe un grande strumento di potere, una macchina omologatrice più forte della televisione e di altri mezzi di comunicazione di massa dal momento che la medicina riduce tutto a un unico linguaggio e ad ogni alterazione del normale stato fisico o psichico viene proposto, o imposto, il corrispettivo farmaco.

Alcuni testi di Saba Sardi sono purtroppo fuori catalogo e rintracciabili solo nelle biblioteche. Come “Vuoti di memoria”, del 2005, in cui l’autore allestisce storie inedite e vicende che partono da incontri con personalità cardine del Novecento, come Mandela, Tito e Stalin, che si intrecciano a ritratti di città e ad esplorazioni di continenti lontani. Un libro dalla stupefacente versatilità stilistica che dimostra tutta la sua “itineranza intellettuale”.

E la sua intrigante modernità rimbalza anche grazie a un’altra figura oggi protagonista di un’attenta rivalutazione, lo scrittore Mario Mieli, teorico degli studi di genere e tra i fondatori del movimento omosessuale italiano, per il quale Saba Sardi fu una sorta di maestro iniziando Mieli alle questioni alchemiche. Presentando il suo romanzo più celebre, “Dottor Sottile”, un’opera poderosa e inclassificabile, ricercata linguisticamente e divertita sfida al lettore in un filone che insegue Joyce e si spinge ancora da un’altra parte, Saba Sardi avverte: “La lettura è un drogato dominio. I pigmei lo ignorano, e non saprei dire se sono loro gli infelici ai quali manca il bene della pagina scritta, o non piuttosto noi che, a tal punto, viviamo tra le pagine scritte, dentro i libri, da esserci trasformati in caratteri a stampa se non in tarme e vermi da biblioteca”.

Francesco Saba Sardi (Trieste, 1922 – Milano, 2012), scrittore, traduttore, poeta e saggista, ha all’attivo oltre seicento volumi tradotti da cinque lingue diverse e una cinquantina di libri tra romanzi, storie per ragazzi e saggi di straordinaria importanza. Il suo spirito libero da autentico intellettuale è sintetizzato nel saggio “Il traduttore libertino” in cui l’autore emerge come voce controcorrente, nemico dei dogmi della società, in bilico fra tradizione e avanguardia. Nei suoi testi infonde uno sterminato sapere unito a una brillante e originale visione del mondo, e non disdegna di inventare parole e neologismi che rendono la sua scrittura una sorta di ricercata lingua nuova. Un autore tanto prolifico quanto misterioso, la cui vita rimane ancora piuttosto ignota.

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