Riccardo Zara e I Cavalieri del Re

Pensate di sentire al telefono, dopo anni, una voce che ha riempito la vostra infanzia. Una voce calda e melodiosa, che cantava ritornelli per voi indimenticabili e raccontava di eroi a cartoni animati con cui siete cresciuti. Grazie a quelle canzoni avete riso, vi siete emozionati, avete pianto, a volte vi siete pure innamorati! Ebbene con quella voce, così familiare e rassicurante ma che al contempo faceva sognare, io ci ho parlato qualche giorno fa. Ho intervistato Riccardo Zara, il musicista autore di moltissime sigle televisive e anima del gruppo I Cavalieri del Re. Quello che mi ha detto è diventato un articolo per l’inserto culturale del sabato del quotidiano Il Piccolo. Condivido coi lettori del mio blog la storia di Riccardo Zara.

Corrado Premuda

RICCARDO ZARA: DAI TE’ DANZANTI PER I RAGAZZI SNOB AL MILIONE DI COPIE PER “LADY OSCAR”

Il Piccolo Libri, Il Piccolo, 26 marzo 2022

C’è stata una stagione unica e irripetibile per la cultura pop italiana che ha coinvolto la televisione e la musica. Tra la fine degli anni Settanta e i primi anni Ottanta i cartoni animati giapponesi invadevano il palinsesto e trasformavano i bambini nei padroni assoluti dei primi telecomandi. Se la Rai puntava su “Ufo Robot” e “Heidi”, le emittenti private – numerosissime tra nazionali e locali – ospitavano serie molto diverse tra loro con protagonisti maghette, orfani, extraterrestri e folletti. Il fenomeno televisivo era completato dalle sigle che rappresentano ancora oggi un patrimonio musicale importante e che vedevano all’opera anche grandi autori come Vince Tempera, Roberto Vecchioni e i fratelli De Angelis.

Tra i più prolifici e amati musicisti impegnati in quell’avventura figura Riccardo Zara, fondatore del gruppo I Cavalieri del Re, nato e cresciuto a Monfalcone, da cinquant’anni residente a Milano, autore, cantante e arrangiatore che ha collaborato, tra gli altri, con i Dik Dik e Bruno Lauzi. I primi passi li muove a Monfalcone imitando Celentano davanti allo specchio, poi con la chitarra regalatagli dalla nonna, fino al suo gruppo musicale. “All’inizio degli anni Sessanta”, racconta Zara, “ho formato con tre amici il complesso I Draghi: suonavamo pezzi italiani, dei Beatles e dei Beach Boys in tutta la regione. Avevamo delle band concorrenti: I Friends, bravissimi di Trieste, Gli Angeli, e Le Tigri di Gorizia. Lavoravamo molto nei locali, facevamo serate e avevamo una claque di amici che ci seguiva dappertutto. Le domeniche pomeriggio suonavamo in un club al terzo piano del palazzo delle Assicurazioni Generali in piazza Unità a Trieste, un posto chic dai saloni enormi e frequentato da ragazzi un po’ snob in cui si organizzavano i tè danzanti. Ma eravamo di casa anche a Castelreggio, alla Marinella, alla Conchiglia di Grado”. I Draghi propongono cover, ma Riccardo Zara scrive già le sue canzoni e a Radio Trieste il gruppo esegue per la prima volta in pubblico un suo brano.

“All’Astoria di Grado”, continua il musicista, “conobbi I Maronti, band romana capitanata dai due fratelli Morelli che di lì a poco sarebbe diventata il gruppo Gli Alunni del Sole. Io e loro due eravamo innamorati della cameriera bulgara che lavorava all’Astoria, poi diventata famosa come “la bionda Peroni” per la pubblicità della birra”. A Zara viene proposto un ingaggio importante: suonare sulle navi da crociera del Lloyd Triestino, in particolare sulle due navi gemelle con rotta per l’Australia, la Guglielmo Marconi e la Galileo Galilei, ognuna fornita di ben due orchestre. “È stata una grande palestra e ho collezionato molte esperienze fuori dall’Italia. Una volta a Perth salì a bordo una troupe cinematografica che girava una telenovela: mi ritrovai in un enorme studio di registrazione con un brillante ed estroso direttore d’orchestra e ritornato in Italia decisi di investire i risparmi per crearmi uno studio in casa. Così cominciai a mettere su nastro le mie canzoni che suonavo, cantavo e arrangiavo io. Mi spostai a Milano e i primi tempi fu dura fino a che un mio brano venne preso dalla Ricordi e affidato all’interpretazione dei Dik Dik”.

Siamo nel 1972 e il brano è “Viaggio di un poeta”: pensato per Sanremo, va al Festivalbar e per il musicista di Monfalcone è l’inizio del successo. “All’improvviso ricevevo cartoline e telefonate da vecchi amici di cui non mi ricordavo neanche più, tutti entusiasti e pronti a farmi i complimenti”. Cominciano a chiedergli di scrivere sigle televisive. Canzoni per bambini? Mai, risponde lui. E invece, dopo qualche tentativo sfortunato, la sigla per il telefilm “Woobinda” fa centro. Con la moglie Clara, Zara apre uno studio di registrazione in una cascina del Settecento nella campagna fuori Milano, in mezzo ai campi di grano. E nascono I Cavalieri del Re. “Su Tv Sorrisi e Canzoni leggo dei nuovi cartoni animati di cui viene annunciata la messa in onda: mi colpisce “Vicky il vichingo”, ne scrivo di getto una canzone e incido il provino con mia moglie. Mando il pezzo alla casa discografica Numero Uno di Bruno Lauzi, succursale della RCA, ma loro mi chiedono di adattarla per un’altra serie e nasce “La spada di King Arthur”, la nostra prima sigla che darà anche il nome al gruppo”.

Quel che succede poi è frenetico. La canzone scala in breve tempo le classifiche perché i cartoni nel 1981 sono seguitissimi. Zara e la moglie vengono invitati da Maurizio Seymandi nel programma televisivo “Superclassifica Show” con la richiesta di portare in studio “tutti i cavalieri vestiti con abiti medievali”. Zara allora chiama anche il figlioletto Jonathan e la sorella della moglie, Guiomar, e questa diventa la formazione definitiva. Il ritmo diventa forsennato: Zara sforna una canzone alla settimana, tutte sigle di cartoni amatissimi: “Kimba, il leone bianco”, “L’uomo tigre”, “Yattaman” e soprattutto “Lady Oscar” il cui 45 giri sfiora il milione di copie vendute. Il quartetto segna la storia musicale della televisione, ma nell’86 il gruppo si scioglie per divergenze interne e per il predominio di Fininvest sul mondo dei cartoni. Riccardo Zara, che nel tempo torna a cantare coi suoi Cavalieri in alcune occasioni, continua a vivere tra le sette note: adesso sta curando il nuovo album di Maria Sole.

“Sasuke”, “Chappy”, “Gigi la trottola”, “Devil Man”, “Ransie la strega”: sono tante le sigle di successo dei Cavalieri del Re, ma Riccardo Zara ha la sua preferita: “Il libro Cuore”. Racconta l’autore: “Ho scritto la canzone in un pomeriggio, a casa da solo, cantavo e suonavo, e pian piano costruivo il pezzo. Stavo in una casa di ringhiera, alle sei bussò la vicina: “È tutto il giorno che la ascolto e devo dirle che la canzone è bellissima e commovente”. Nel brano ho inserito i miei ricordi di bambino, quando a scuola leggevo il romanzo di De Amicis: protagonista della canzone è il libro stesso”. Dopo lo scioglimento dell’86, I Cavalieri del Re sono tornati a cantare insieme la sigla di “Caro fratello”, cartone ispirato a un manga della stessa autrice di “Lady Oscar” Riyoko Ikeda, nel 2003.

Oltre ai 45 giri, I Cavalieri del Re hanno inciso tre album. Il primo è “La storia di Lady Oscar” in cui compaiono altre raffinate canzoni ispirate all’eroina della rivoluzione francese. Il secondo album è “Baby Christmas Dance”, una ritmata raccolta natalizia con il classico gusto anni Ottanta per il mixagio dei brani uno con l’altro. Il terzo è “C’erano una volta i Beatles”, adattamento in italiano di alcune hit della band inglese pensato per i giovanissimi. Più di recente sono uscite le raccolte “Manga’s melody e songs” e “Album di famiglia Extended”. Le curate melodie di Zara, i testi originali e l’incantevole voce dal timbro fiabesco di Clara hanno rilanciato sul mercato anche numerosi dischi di vinile colorato che fanno la gioia degli appassionati dei cartoni e delle sigle televisive.

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