La folie, ou presque

Se non proprio una follia, quasi. Oggi vi propongo un mio racconto che fa parte della raccolta inedita “Capogiro”. Si parla di cioccolata russa e finlandese, di lingerie, della vecchia Europa, di raffinatezze per il palato e per gli occhi, di sensazioni che si mescolano alle chiacchiere.

Corrado Premuda

LA FOLIE, OU PRESQUE

da “Capogiro”

Adriano mi porta barrette di cioccolata fondente da tutta Europa. Ogni volta che ritorna da una città io mi ritrovo con la mia confezione da ottanta o novanta grammi, e ogni volta cambiano i colori della scatola, le scritte, i disegni.

La cioccolata russa, ad esempio, ha il ritratto di un principe dalla giubba rossa, con la spada in mano, incorniciato in oro, e sotto al disegno ci sono i caratteri dell’alfabeto cirillico che impreziosiscono il resto. Sul retro le scritte sono tradotte anche in inglese e tedesco e così ho scoperto che il nome di questo prodotto è “Cioccolato Vernissage”.

La cioccolata finlandese, invece, ha una confezione sobria bianca e blu con alcuni pezzetti del prodotto disegnati. In un grande cerchio in rilievo c’è scritto “70%” che è la quantità di cacao presente all’interno, ci tengono molto a specificare quant’è. Sul retro compare la firma del produttore che invita ad assaggiare il suo cioccolato nero.

Adriano viaggia molto per lavoro e ogni settimana sono almeno due le città in cui passa qualche giorno. Le sue cioccolate sono diventate un simpatico rituale e io ho cominciato a collezionarne le scatole. Non so perché abbia deciso di relegarmi queste cioccolate. È qualcosa che ha scelto lui di fare, non glielo avevo chiesto. E proprio per questo motivo, perché si tratta di un’iniziativa spontanea, trovo che sia un’abitudine piacevolissima.

Tempo fa lo avevo invitato a scrivere di tutti questi suoi spostamenti da una parte all’altra dell’Europa: Istanbul, Tallinn, Mosca, Colonia, Parigi… Perché non fai un blog mettendo foto, frasi e pensieri raccolti nelle varie città? Lui ci ha pensato, mi ha detto che era una bella idea ma ancora non ha fatto niente. Forse portarmi questi souvenir dai vari posti è un invito, un modo per dirmi: Scrivi tu una storia seguendo una mappa immaginaria.

Istanbul, Tallinn, Mosca, Colonia, Parigi.

Quando pensiamo a Parigi l’associazione immediata che facciamo è con la moda, l’eleganza, i profumi, la seduzione. Dove si può trovare la lingerie più fantastica del mondo? Ma in una boutique di Parigi, naturalmente!

Ecco perché mi sembra così strano quando l’ospite parigino in visita nella mia città, un signore distinto e mondano, di una certa età, mi chiede di portarlo in un negozio di biancheria intima per acquistare delle mutandine per sua moglie. Maschero lo stupore come posso e lo guido in un negozio, in cui non sono mai entrato prima, non lontano dal suo albergo.

La sua venuta in città è legata a una mostra a cui gli hanno chiesto di collaborare. In mattinata è stato nel museo che dovrebbe ospitare l’evento e ha parlato con la direzione e con i responsabili dell’amministrazione pubblica. Un incontro formale, con tanto di traduttori e segretari, in cui si è parlato di costi, di assicurazioni, di tempi di allestimento, di prestiti di opere d’arte. L’impressione che deve aver ricevuto dagli organizzatori di questa futura mostra non è delle più felici. Questi vorrebbero realizzare tutto entro tre mesi scarsi, investendo una cifra ridicola e utilizzando uno spazio che non è affatto adeguato all’operazione. Lo sconcerto del mio ospite è tale che a pranzo ha chiuso il racconto sentenziando: “C’est la folie, ou presque…”

La follia, o quasi… La frase mi ritorna in mente quando, nel negozio di biancheria intima, mi barcameno tra il signore parigino in cerca delle mutandine per sua moglie e le commesse che non capiscono bene come aiutarlo. Io non ho mai visto la signora in questione e allora domando: “Sua moglie è giovane?” Lui mi guarda confuso e fa un’espressione come a dire: “Insomma…” Benissimo: la situazione è sempre più complicata. Non gli domando la taglia perché non ne capirei niente neanche parlando in italiano, figuriamoci traducendo il pensiero in francese.

Per fortuna le commesse vengono in soccorso al nostro imbarazzo e gli sottopongono modelli molto diversi tra loro, taglie di tutti i tipi, e alla fine il signore sceglie tre paia di mutandine dal mucchio anche se il suo sguardo non mi convince affatto che abbia risolto la ricerca con successo.

Lui, come per scusarsi, mi sussurra: “Tu sais, ma femme aime un peu le luxe…”

Una giustificazione? Se sono così imbranato e incerto è colpa di mia moglie, non mia. È lei, amante del lusso, che mi obbliga a portarle lingerie dall’Italia!

D’altra parte lui era venuto qui per progettare una mostra, per parlare di quadri. Tutt’altro genere di questioni. Al regalo coniugale è arrivato per caso, passeggiando nella via elegante e piena di vetrine in cui è situato il suo albergo.

Uscendo dal negozio mi ringrazia illuminandosi di un insolito sorriso. Mi viene un dubbio.

Forse anche lui come Adriano ama portare un souvenir dai posti che visita. E magari la sua barretta di cioccolata, il suo regalo per la moglie, è, da ogni città europea, una paio di mutandine.

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