L’amabile antipasto

Ieri nell’appuntamento con la serata di reading “La testa per intrigo”, che in questo periodo viene diffusa in streaming dalla mia pagina Facebook, ho letto un mio racconto dedicato a una pietanza che da bambino non sopportavo proprio. E che anche oggi non amo alla follia.

Vi lascio alla lettura e vi auguro Buona Pasqua.

L’AMABILE ANTIPASTO

di Corrado Premuda

Sempre, quando c’è il pranzo più buono…

Abbiamo aspettato pazienti tutta la settimana, ma adesso saremo premiati. Non spingermi così, cado: lo so che non stai nella pelle ma fai attenzione!

Hai visto le frange rosse? Hanno messo la tovaglia della domenica. Avanti, andiamo a vedere cosa c’è in tavola. Vai, veloce, non c’è nessuno che ci guarda.

Che profumo: devono aver cucinato i piatti della festa… Secondo te ci sono gli spaghetti fumanti alla salsa di pomodoro? Tutti rossi e gialli, splendenti, con la fogliolina scura di basilico nascosta dentro?

Sch, per carità! Non facciamoci scoprire. Voglio solo sapere qual è il menù prelibato che ci attende oggi.

Hai chiuso la porta e i cassetti? Mettiamo tutto in ordine, così quando ci chiamano a tavola possiamo arrampicarci subito sulle sedie e cominciare a mangiare. Bisognerà mettersi il tovagliolo, se no non è valido: hai imparato a legartelo al collo? Sarà meglio fare una prova.

Cosa è stato? Stanno sistemando qualcosa sulla tavola? Aspetta, nascondiamoci qui dietro finché il campo non è di nuovo libero. Cosa darei per riuscire a vedere fino lassù: a parte i piatti e le bottiglie più alte non si scorge altro.

Se per secondo c’è la carne impanata, con lo spicchio di limone a fianco e un mucchio di patatine fritte di contorno, prometto di non far storie per le verdure cotte. Ah già, oggi è impossibile che ci siano le verdure. Oggi no, è vero, è il turno delle leccornie! Che gioia!

Anche se… essendo tutto così squisito, ci dev’essere per forza…

La macedonia, dici? Sì, è quella la ciotola in cui di solito la mettono: hai ragione. La macedonia me la sogno di notte. E di solito insieme alla macedonia arriva anche la crostata di ricotta, con tutto quello zucchero a velo sopra. Mmm… che bontà, che bontà. Oggi su quella tavola niente può risultarmi sgradito. A parte…

…se no si muore.

Dicono che è un fatto di collocazione. Da qualche parte devono pur metterlo. C’è chi lo usa per farne una frittata. Chi ne ricava una miscela collosa e appiccicaticcia per dipingere “come facevano gli antichi”. E chi se lo spalma sul viso, tipo crema di bellezza.

In ogni caso dicono: “L’uovo non può restare qui senza collocazione”. E allora è meglio che stia nel nostro stomaco, al sicuro.

Non puoi rompere un uovo senza che l’albume rimanga attaccato ai gusci.

Ma io faccio sempre la commedia quando vogliono che lo sistemi proprio dentro di me. Frigno, do di matto, strepito, mi metto a cantare in quel modo sguaiato che loro detestano perché provoca il mal di testa. Prometto ogni sorta di diavoleria: che non protesterò più per la minestra di verdure, che mi laverò i denti usando anche il maledetto filo, che non lascerò più tutti i giocattoli sparsi per il pavimento, che aiuterò la nonna a piegare i fazzoletti, che mangerò ogni altro piatto senza fiatare.

Uffa! Preferirei ingurgitare frottole caramellate e avvelenarmi con grappoli di sogni farciti. Invece vedo che hanno già tirato fuori quel piccolo vulcano di plastica e il cucchiaino: guardali là sul tavolo che aspettano.

C’è poco da fare a questo punto, sai? Perché adesso ti sparano quella storia. Ti ho detto che non c’è verso di scamparla: è un obbligo!

Bisogna proprio mangiarlo, se no si muore. E non può essere uno zabaione, con quel po’ di zucchero che migliora il sapore, non può essere un uovo sodo condito col sale o con l’aceto, tanto meno una frittata con le patate, nossignore.

Deve essere viscido e caldo, senza altre aggiunte, con quel gusto intenso e senza speranza, nauseante, e l’odore proprio di uovo.

Gli danno un nome strano affinché sembri una ghiottoneria, “alla coque”, e ti raccontano che è il modo più naturale per assaporarlo. Ma se dici che non ti piace…

Devi mangiarlo prima di tutto il resto, prima delle leccornie che ti danno l’acquolina, di modo che tu sia ben impregnato di uovo per l’intera durata del pranzo e possa così aver salva la vita.

Solo con l’albume sedimentato sul fondo dello stomaco e il tuorlo torbido spalmato lungo il cavo orale potrai dire di essere fuori pericolo.

Se no, si muore.

Hai indovinato tutte le portate che ci aspettano oggi? Sono una più deliziosa dell’altra, ne sono certo: non può essere altrimenti, è il giorno di festa. Hanno preparato una sorpresa per i nostri occhi che non raggiungono ancora, da qui sotto, la vista della tavola imbandita. Non appena ci permetteranno di scalare l’altezza delle sedie e di arrampicarci fino a su, tra pochi attimi appena, faremo meravigliati “oh!” in coro per la gioia di scoprire le vivande della domenica.

L’unica certezza su cui puoi intanto contare, mettiti il cuore in pace, è la cosa con cui dovremo cominciare il pasto. Lo troveremo inserito sul vulcano di plastica, un oggetto colorato per far sembrare tutto più divertente. Una mano grande ed esperta avrà già tolto il guscio dalla cima. Il resto tocca a noi: bisogna prendere il cucchiaino e inserirlo sul bianco morbido della cima. Dopo un po’ la punta viene via e appare quella lava giallo-arancione calda e odorosa.

E lì non hai più scampo: ti tocca proprio buttare giù una cucchiaiata dopo l’altra. E mentre il vischioso intruglio, ad ogni boccone che inghiotti, ti fa storcere il viso in smorfie mostruose e trattenere a stento le lacrime per lo sforzo di ingurgitare senza sputare, l’uovo fa effetto. Ti nutre di tutti gli antidoti e delle pozioni magiche, donandoti la forza di mille eroi: diventerai invulnerabile, come se avessi covato tu stesso quell’uovo. Il tuo coraggio e la tua costanza saranno premiati dagli effetti benefici che si sprigionano da ogni cellula di quel sospetto alimento che non è mai diventato pulcino.

E soprattutto, mangiato l’uovo, avrai salva la vita, ricorda.

Questo almeno è quello che raccontano loro.

Una volta finito, allora puoi attaccare con tutti gli altri piatti buonissimi che aspettano solo te. Mangerai con gusto e con passione una pietanza dopo l’altra e se alla fine un sospiro ti salirà su dallo stomaco – ma è normale che succeda, non preoccuparti – puoi star certo che sarà il sapore dell’uovo che ti tornerà inesorabile in bocca.

Ma stai sereno, su, è il giorno di festa!

Sempre, quando c’è il pranzo più buono: uovo, se no si muore.

coque

 

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